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Fiducia, non fiducia

Fiducia, non fiducia

di Matteo Costa*

In questi giorni il nostro piccolo partito si sta dividendo sui diversi voti espressi dai nostri rappresentanti alla camera e al senato, sulla fiducia al governo.

A mio avviso questa è una situazione che si ripete ogni volta che più individui di buon senso si trovano a dover scegliere tra “due mali”, ovvero quando l’unica soluzione a un problema ha talmente tanti aspetti negativi, da lasciare molti dubbi.

Ricordo che lo stesso scenario si presentò in occasione del voto per il famigerato referendum proposto da Renzi: buoni gli obiettivi e gli intenti, ma la soluzione proposta era talmente oscura che era difficile scegliere e nel mio ufficio fiorirono le discussioni.

Anche in questo caso l’unica soluzione a un voto che avrebbe consegnato l’Italia in mano all’estrema destra, è questo governo che per me è in parte di cialtroni anticostituzionali e in parte di estrema sinistra.

Siccome i nostri esponenti sono individui pensanti e siccome, giustamente, noi non applichiamo il vincolo di mandato, abbiamo espresso posizioni diverse e, per me, entrambe perfettamente coerenti e ugualmente sostenibili, proprio per le motivazioni che i nostri candidati hanno più volte espresso.

Per questo mi chiedo quanto sia utile spaccarsi su una questione che, tutto sommato, è irrilevante, giacché il nostro voto non cambia nulla e dato che, in ogni caso, abbiamo scelto un’opposizione costruttiva.

Mi chiedo anche se non sia più utile invece, concentrarci sulle molte battaglie sui temi concreti che ci uniscono, piuttosto che dividerci per una questione che non ha né risvolti pratici né effetti concreti. 

 

*Matteo Costa, laureatosi in Economia e commercio all'Università Bocconi di Milano, lavora per Intesa SanPaolo, monitorando la gestione della tesoreria di alcune banche estere del gruppo.

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