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Le promesse elettorali che non allocano in maniera efficiente le risorse e che acuiscono il mancato rispetto della Costituzione

di Paolo Costanzo

Nell’essenza dei rapporti fra Cittadino, cosa pubblica e Stato, quest’ultimo deve avere bisogni e interessi analoghi ai singoli cittadini che lo compongo. I sistemi tributari dovrebbero assoggettare a imposta i fenomeni economici e distribuire con giustizia i costi pubblici. Lo stesso Einaudi sosteneva che l’imposta progressiva, tipico congegno redistributivo, deve servire allo sviluppo dei beni comuni, della sicurezza sociale e dell’istruzione, concorrendo a ridurre la disuguaglianza dei punti di partenza.

L’articolo53 della Costituzione stabilisce che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva e che il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Proviamo a verificare se questa previsione sia adeguatamente soddisfatta. A prima vista sembrerebbe di sì. Infatti, il Testo Unico delle Imposte sui Redditi, all’articolo 11, prevede che l’imposta è determinata applicando le seguenti aliquote per scaglioni di reddito:

 DA  A %
                                            -                    15.00023%
                                    15.000                  28.00027%
                                    28.000                  55.00038%
                                    55.000                  75.00041%
                                    75.000                          -  43%

  

I criteri di progressività sono rispettati attraverso scaglioni di reddito ai quali si applicano aliquote progressive di imposta e la capacità contributiva di ogni individuo è misurata sulla base del reddito prodotto. Esiste poi un sistema di detrazioni, legato ai figli, alle spese mediche, ecc. e di deduzioni prevalentemente legato alle spese contributive, che rafforza il principio della capacità contributiva. Da un punto di vista formale possiamo pertanto dire che l’articolo 53 della Costituzione sia assolutamente rispettato.

Un primo problema si presenta quando confrontiamo la capacità di spesa del 2019 con quella del 2006, anno in cui gli scaglioni di reddito sono stati associati alle attuali aliquote marginali. Se consideriamo che la capacità di spesa nell’arco di 12 anni si è ridotta di almeno il 20%, possiamo affermare che la contribuzione alle spese dello Stato è aumentata del 20% circa, senza che vi sia stato un pari aumento di capacità contributiva. Ovviamente tale anomalia ha un peso specifico maggiore per i redditi più bassi incidendo in misura significativa sul reddito disponibile delle classi meno abbienti. Per evitare una tale ingiustizia sociale, sarebbe stato opportuno adeguare gli scaglioni di reddito all’aumento reale del costo della vita.

Proviamo ora a fare alcuni ulteriori approfondimenti e cerchiamo di comprendere se il sistema fiscale italiano presenta o meno ulteriori anomalie.

Ipotizziamo di considerare la capacità contributiva di due professionisti: il primo ha optato per il regime della Flat tax, introdotto dalla legge di bilancio 2019, mentre il secondo non lo ha potuto fare in quanto privo dei requisiti e ipotizziamo che entrambi fatturino 60.000 euro e abbiano gli stessi costi: nel primo caso il contribuente si troverebbe a sostenere imposte per circa 6.000 euro mentre nel secondo caso per circa 11.000 euro. 

Ebbene ci troviamo di fronte ad una disparità ingiustificata: due distinti contribuenti, a parità di capacità contributiva si trovano a contribuire alle spese dello Stato in misura differente. In poche parole, il Contribuente privo dei requisiti per accedere alla flat tax paga oltre l'80% in più di tasse. La stessa disparità si verifica nel caso in cui il contribuente sia un lavoratore dipendente il quale anch’esso subisce tale ingiustificato diverso trattamento tributario.

Ipotizziamo ora di considerare due contribuenti con un reddito imponibile di 100.000 Euro, il primo lavoratore dipendente, mentre il secondo in possesso di un patrimonio che investe in titoli. Nel primo caso, il lavoratore dipendente subisce una tassazione di circa 36.000 Euro, mentre nel secondo caso di 26.000 Euro.

Consideriamo ora un altro caso: 1) una famiglia con 2 coniugi e 2 figli con un reddito di 100.000 Euro conseguito da un coniuge in quanto il secondo ha deciso di dedicarsi alla cura dei figli; 2) una famiglia composta di due soli coniugi entrambi lavoratori con un reddito di 50.000 Euro cadauno. Ebbene, a parità di reddito familiare, la famiglia 1) si troverebbe a pagare imposte per circa 35.800 Euro mentre la famiglia 2) si troverebbe a pagare imposte per 30.600 Euro circa, anche in questo caso con una differenza del 14% circa. Al riguardo, giova ricordare che l’articolo 31 della Costituzione prevede che “La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.”

Ci si domanda a questo punto come sia possibile che si realizzino queste iniquità, come sia possibile che le imposte che il cittadino deve offrire allo Stato siano spesso scollegate al corrispondente indice di capacità produttiva. La flat tax, così com’è stata confezionata, è una promessa elettorale raffazzonata che costerà ai cittadini circa 330 milioni di euro nel 2019 e 1,8 miliardi di euro nel 2020 e di cui beneficeranno poche centinaia di migliaia di contribuenti con una spesa per la generalità dei cittadini che poteva essere allocata in maniera più efficiente.

 

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Paolo Costanzo è dottore commercialista a Milano. Co-fondatore e coordinatore dell'associazione Per PiùEuropa.

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