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1. Disordine del Mondo, Europa in movimento, forza del diritto

La rappresentazione del nostro continente che il pittore Ivo Pannaggi esprime, con immagine futurista, sotto forma di velocità del motociclista che - al posto di Giove in sembianze di toro - rapisce Europa[1], più che mai si adatta alla realtà odierna. Realtà di sviluppi ritenuti ineludibili sul piano nazionale, ma ancheda approntarsi a brevissimo termine nell'Unione europea dopo le elezioni – maggio 2019 – del Parlamento europeo.

Democrazia rappresentativa, democrazia diretta, popolo, disintermediazione ovvero mediazione dei partiti politici - comunque li si voglia chiamare: movimento, lega, forza, ecc. - tra corpo elettorale ed eligendi nonché eletti sul piano europeo, nazionale, regionale, locale: su tutto ciò occorre articolare un ragionamento tecnico ma anzitutto politico, se di ragionamento si è ancora capaci in questa temperie votata allo “stato d’animo” immediato addirittura prima ancora che al “sentimento” o alla “passione”.

Nel mondo in disordine, dove sembrano sempre più in discussione gli ancoraggi pensati negli ultimi decenni per volgere in ordinato sviluppo la vita di relazione internazionale, non è aggirabile il quadro europeo-continentale, in cui il nostro Paese non può non muoversi. Infatti l'Italia «consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo»[2].

L'esclusivo impiego della norma in questione - da parte della Corte costituzionale - in riferimento alle Comunità europee, prima, e poi al loro sviluppo costituito dall'Unione, con particolare riguardo alla diretta applicabilità in Italia di tanta parte delle disposizioni che dall’Unione promanano, consente di apprezzare - com'è ben noto - la rilevanza del fenomeno.

D'altra parte pure rispetto all'Unione si manifesta la questione della necessità di ragionare sul futuro dell'Europa[3], e in particolare anche qui, riguardo all'istituzione di sua rappresentanza democratica diretta, cioè il Parlamento europeo, si pone il problema della riforma della legge elettorale (art. 223 del Trattato sul funzionamento dell’Unione - TFUE) prima delle prossime elezioni del 2019[4].

Siccome poi il quadro della cooperazione istituzionale soprannazionale europea vede il significativo reciproco articolarsi di Unione europea e Convenzione europea dei diritti dell'uomo[5], proprio di quest’ultima giova ricordare esemplificativamente la sentenza Ekoglasnost c. Bulgaria[6]. Vi si fa riferimento a leggi elettorali nazionali entrate in vigore poco prima delle elezioni, eludendo il termine di almeno un anno preconizzato dalla Commissione per la democrazia attraverso il diritto (cd. Commissione di Venezia, del Consiglio d’Europa), comportanti - pur nell'ampio margine di discrezionalità riconosciuto in materia a ciascuno Stato contraente - una violazione dell'art. 3 (diritto a elezioni libere) del Protocollo addizionale alla Convenzione stessa[7].

Del resto, in Italia la discussione politica e parlamentare in specie sull'adozione di nuove regole elettorali per Camera dei deputati e Senato del Repubblica non pare in genere curarsi, nella quasi totalità dei casi[8], delle appena menzionate questioni (come da ultimo – ma non certo per la prima volta – accaduto con l’adozione della legge elettorale n.165 del 3 novembre 2017, utilizzata per le elezioni del 4 marzo 2018: appena 5 mesi dopo!).

2. Processo di integrazione europea e rappresentazione simbolica

All’art. 2 del Trattato sull’Unione europea-TUE si trova esplicita menzione del fatto che «L'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini».

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea significativamente comporta inoltre l’enunciazione e lo svolgimento anzitutto del principio di dignità (titolo I). Poi si diffonde ampiamente sui principi ereditati dalle rivoluzioni occidentali di fine XVIII secolo, in specie la rivoluzione francese e il suo fondarsi su libertà (titolo II), uguaglianza (titolo III) e fraternità, principio che nella sua declinazione moderna prende il nome di solidarietà (titolo IV). La chiusura è per l’articolazione europea del principio di cittadinanza (titolo V) e per il principio di giustizia (titolo VI), che a tutti gli altri consente di fornire applicazione pratica secondo ragioni del diritto (Rule of Law).

L’apparato simbolico di rappresentazione di questa cornice normativa di riferimento è specificato dalla Dichiarazione n. 52, allegata ai Trattati di Unione, «relativa ai simboli dell'Unione europea». Vi si legge:  «Il Belgio, la Bulgaria, la Germania, la Grecia, la Spagna, l'Italia, Cipro, la Lituania, il Lussemburgo, l'Ungheria, Malta, l'Austria, il Portogallo, la Romania, la Slovenia e la Repubblica slovacca dichiarano che, per essi, la bandiera rappresentante un cerchio di dodici stelle dorate su sfondo blu, l'inno tratto dall'"Inno alla gioia" della Nona sinfonia di Ludwig van Beethoven, il motto dell'Unione "Unita nella diversità", l'euro quale moneta dell'Unione europea e la giornata dell'Europa del 9 maggio continueranno ad essere i simboli della comune appartenenza dei cittadini all'Unione europea e del loro legame con la stessa».

Quest’impegnativo riferimento complessivo a un’ ”unità di destino” merita qualche considerazione, anzitutto relativa al fatto che su 28 Stati membri dell’Unione (in procinto forse di diventare 27 dopo la cosiddetta Brexit  ma magari di nuovo in aumento a seguito del compimento del processo di adesione di Stati dei Balcani occidentali, o magari… della Scozia) solo 16 - Italia compresa - si sono esplicitamente  impegnati con la sopra citata dichiarazione. Ed è indicativo dell’importanza che ai simboli in questione va attribuita il fatto che non tutti i 19 Paesi che hanno introdotto l’euro lo ritengono un simbolo. Si pensi in particolare alla Francia che, pur aderendo all’euro, non vuole evidentemente attribuirvi significati ulteriori (si tratta del simbolo più “impegnativo” tra quelli inseriti nella Dichiarazione) rispetto a quelli materiali da esso già posseduti; in ciò forse memore dell’insuccesso del referendum popolare del 2005 con cui è stato rigettato il progetto di «Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa», dunque diffidando di affermazioni le cui parole possano trovare - magari sul piano della mera, fuorviante, percezione (o dello “stato d’animo”) - cattiva accoglienza nella popolazione, come in passato accaduto per il termine, enfatico, di Costituzione europea.

Ma che l’euro sia una conquista e vada difeso, individuandone miglioramenti anche nel senso dell’approfondimento della stessa integrazione europea e infine del compimento della Federazione, ho pochi dubbi[9]. D’altra parte l’euro è l’unità monetaria anche della Città del Vaticano: qualche aiuto aggiuntivo ci si può in materia aspettare da questo versante, magari considerando pure che sugli euro vaticani sono effigiate personalità del calibro del Santo (Protettore anche dell’euro?) Giovanni Paolo II.

L’ambito religioso spirituale non è del resto alieno dalla stessa bandiera a dodici stelle dorate su fondo blu. Non ne è stato ufficialmente accolto il richiamo simbolico alla Madonna e all’Apocalisse, testo quest’ultimo dove al capitolo 12 (ecco sempre il n. 12!) San Giovanni scrive: «Poi un grande segno apparve nel cielo: una donna rivestita del sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo» (versetto 1 : facendo riferimento alle 12 tribù originarie di Israele). La simbologia della bandiera in questione è stata invece in via ufficiale descritta così: «Sur le fond bleu du ciel, les étoiles forment un cercle en signe d'union. Elles sont au nombre invariable de douze, symbole de la perfection et de la plénitude, qui évoque aussi bien les apôtres que les fils de Jacob, les travaux d'Hercule, les mois de l'année».

Quindi si tratta appunto di un simbolo d’unione, in cui qualche assai significativo elemento religioso comunque emerge, a dispetto - immagino - dei tanti lamentosi  lamentatori della mancanza dell’indicazione, nei Trattati sull’Unione europea, delle radici cristiane del Continente (radici che nemmeno nella Costituzione italiana del 1948 sono menzionate, senza che il Papa allora regnante – Pio XII – se ne dispiacesse). E d’altra parte proprio il Trattato sull’Unione europea esordisce, nel preambolo, col richiamo  all’ispirazione degli Stati contraenti «alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell'Europa, da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza e dello Stato di diritto»[10]. Così non c’è granché da esser soddisfatti se la Corte europea dei diritti dell’uomo, prevista dall’omonima Convenzione, fa salva l’esposizione del Crocifisso in istituti scolastici statali - dopo aver sottolineato l’esigenza di considerarlo «avant tout un symbole religieux» -  affermando che «le crucifix apposé sur un mur est un symbole essentiellement passif» [11].

La rinnovata menzione della Convenzione europea di salvaguardia dà modo di sottolineare come non di poco significato sia che la più sopra citata frase, volta all’illustrazione del simbolo della bandiera dell’Unione, è tratta dal sito ufficiale di un’altra Organizzazione internazionale continentale, quel Consiglio d’Europa che ha adottato la stessa bandiera nel 1955[12] (ufficialmente il 9 dicembre ma con decisione risalente al giorno prima, che – guarda un po’ – era l’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, dogma proclamato da Papa Pio XII appunto  l’8 dicembre dell’anno immediatamente precedente, 1954). Non di poco significato perché anche nella condivisione del simbolo si coglie la condivisione di valori da parte delle due più significative organizzazioni di cooperazione istituzionale continentale, Unione europea e Consiglio d’Europa, il quale ultimo ha oltretutto elaborato la sopraddetta Convenzione di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Convenzione europea dei diritti dell’uomo), che della soprannazionalità continentale costituisce oramai un caposaldo[13].

Uno dei simboli dell'Unione, nonché del Consiglio d'Europa, è anche l'Inno alla Gioia (Freudenmelodie) che risuona all'ultimo movimento dell'ultima sinfonia (la nona) di Beethoven, su testo di Schiller. Al riguardo vanno per connessione evocate le prime quattro note della quinta sinfonia sempre di Beethoven (tre Sol e un Mi bemolle): l’Autore le ha paragonate all'espressione musicale del «Destino che bussa alla porta», assecondando il titolo attribuito alla sinfonia: «Del destino»[14]. A quel richiamo va risposto con la forza della ragione, con le ragioni del diritto: di un diritto che pur mantenendosi espressione di una determinata società, secondo l'antico brocardo ubi societa ibi ius, sia capace di guidarne e non solo assecondarne l’evoluzione..

Ancora una volta, allora, non riesco a non rifarmi a un diritto ancorato ai valori della società europea, quali anzitutto elencati dall'art. 2 del Trattato sull’Unione europea[15] come base di riferimento per una ricerca dell’ordine europeo e del contributo di questo alla vita di relazione internazionale e transnazionale.E proprio con le parole di Schiller, cui la musica ricordata si ispira, entrano in campo concetti adeguati allo sviluppo e alla cooperazione tra i popoli («verità», «perdono», senza dimenticare - ancora -  la «scintilla divina» e la «volta stellata»), concetti che gli inni nazionali si guardano bene dal praticare (si pensi al nostro Inno: “schiava di Roma”, «siam pronti alla morte», «il sangue d’Italia», e amenità del genere).

Ancora, fra i simboli fa capolino il motto «Unita nella diversità», il quale racconta di una cooperazione continentale che “mette insieme” (simbolo: dal greco σúν βάλλω) più popoli e culture, anche piuttosto diverse, in un (oramai necessitato) quadro unitario: si tratta insomma di  simbologia non esattamente coincidente con l’ «E pluribus unum» statunitense, che descrive il percorso di sviluppo di un popolo volto a superare le proprie differenze.

L’applicazione del motto è di frequente constatazione nel testo dei Trattati sull’Unione europea. Fra tutti gli esempi possibili mi limito qui a ricordare anzitutto quelli di cui all’art. 4.2 TUE: « L'Unione rispetta l'uguaglianza degli Stati membri davanti ai trattati e la loro identità nazionale insita nella loro struttura fondamentale, politica e costituzionale, compreso il sistema delle autonomie locali e regionali. Rispetta le funzioni essenziali dello Stato, in particolare le funzioni di salvaguardia dell'integrità territoriale, di mantenimento dell'ordine pubblico e di tutela della sicurezza nazionale. In particolare, la sicurezza nazionale resta di esclusiva competenza di ciascuno Stato membro». E ricordo anche l’art. 67 TFUE: «L'Unione realizza unospazio di libertà, sicurezza e giustizia nel rispetto dei diritti fondamentali nonché dei diversi ordinamenti giuridicie delle diverse tradizioni giuridiche degli Stati membri». Ovviamente l’aspetto unitario è dato anzitutto dal fatto che « L'Unione dispone di un quadro istituzionale che mira a promuoverne i valori, perseguirne gli obiettivi, servire i suoi interessi, quelli dei suoi cittadini e quelli degli Stati membri, garantire la coerenza, l'efficacia e la continuità delle sue politiche e delle sue azioni» (art. 13 TUE). Si tratta di uno «spazio» in cui già oggi la diversità è “tenuta insieme” da significativi elementi di federalismo, come quelli della cooperazione giudiziaria tanto in materia civile (ad es. la libera circolazione delle decisioni giudiziarie) quanto penale (ad es. il mandato d’arresto europeo), dando sostanza nell’Unione europea a quella ben nota clausola federale della Costituzione USA (art. 4, Sez. I), nota come «full faith and credit clause», che lega da reciproca fiducia gli Stati federati (che l’espressione Sister States ben qualifica sottolineando i profondi legami di colleganza genetica che li unisce).

Infine c’è il simbolo del 9 maggio, in cui si celebra la festa dell’Europa. Si ricorda così il giorno e il mese del 1950 in cui il Ministro degli esteri francese, su ispirazione di  Jean Monnet, fece nella sala dell’orologio del Quai d’Orsay, a Parigi, la celebre dichiarazione da cui è generata la prima Comunità europea, quella del carbone e dell’acciaio, con i suoi sei Stati membri originari (Francia, Germania, Italia, Belgio, Olanda, Lussemburgo).

Ma mi si lasci esprimere la personale preferenza proprio per la bandiera a 12 stelle d’oro su fondo blu (blu come il cielo ma anche…come il manto della Madonna). Al di là del contesto formale del diritto dell’Unione che se ne occupa, si tratta di un oggetto da sventolare con orgoglio (“sciorinare” direbbe Giovanni Verga[16]) come simbolo di comune libertà da declinare nella concretezza di una  federazione continentale compiuta e in cammino.

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[1] Ivo Pannaggi, Il ratto d’Europa, 1963-68, olio su tela, cm. 81 x 146. Musei Civici di Palazzo Bonaccorsi, Macerata. Il mito del “Ratto d’Europa” adattato alla modernità: si vedala collana di pubblicazioni L'Europa in movimento, il cui primo vol. (B. Nascimbene, Unione Europea-Trattati, Torino, 2016) riproduce sulla copertina il dipinto.

[2] Art. 11 della Costituzione. V. N. Ronzitti (a cura di), L'articolo 11 della Costituzione italiana. Baluardo della vocazione internazionale dell'Italia, Napoli, ed. Editoriale Scientifica, 2011.

[3] Commissione europea, Libro bianco sul futuro dell'Europa. Riflessioni e scenari per l'UE a 27 verso il 2025, Bruxelles, 1° marzo 2017, COM(2017) 2025. Si veda anche Futuro dell'UE: ecco le proposte del Parlamento europeo, Comunicati stampa, 16-2-2017. Il contesto in cui si articola il dibattito è analiticamente considerato da A. Ruggeri, Le  trasformazioni istituzionali a sessant'anni dai Trattati di Roma, in federalismi.it, 12 aprile 2017.

[4] Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 novembre 2015 sulla riforma della legge elettorale europea,  2015/2035(INL). Si legga da ultimo la decisione del Consiglio dell’Unione europea del 13 luglio 2018, n. 994, che modifica l’atto relativo all’elezione dei membri del Parlamento europea a suffragio universale diretto e dove si interviene sulla «trasparenza del processo elettorale», sulla necessità di «incoraggiare la partecipazione degli elettori», sulla «segretezza del voto», sulla «soglia minima per l’attribuzione dei seggi», attendendo dagli Stati membri dell’UE «le misure necessarie per conformarsi».

[5] Sia consentito sinteticamente rinviare sul punto al mio scritto Il Consiglio d'Europa, in U. Draetta, M. Fumagalli, Il diritto delle Organizzazioni internazionali. Parte speciale, Milano, 2011, cap. XII, par. 4, oltre all'art. 6 del Trattato sull’Unione europea-TUE e al parere n. 2/13, del 18 dicembre 2014, della Corte di giustizia dell'Unione europea.

[6] Corte europea dei diritti dell’uomo, sentenza 6 novembre 2012.

[7] Sulla Commissione in questione v. parr. 38, 41, 64, 69 e 70 della sentenza citata alla nota precedente.

[8] L'eccezione è quella del Partito radicale transnazionale, non violento, transpartito, e dei Radicali italiani.

[9] Non è questo il luogo per una discussione  (nemmeno sintetica) di carattere politico-economico. Mi limito esemplificativamente al titolo “secco”, col relativo articolo, pubblicato in Corriere dellaSera, L’Economia, n. 38 del 5 giugno 2017, pp.1-3, Basta chiacchiere, l’euro va difeso.

[10] Si veda il secondo capoverso del preambolo.

[11] Sentenza del 18 marzo 2011, caso Lautsi c. Italia  (punti 66 e 72 per le due citazioni). Non intendo svolgere in questo scritto la questione dei simboli specificatamente religiosi (e non meramente “migrati” in insegne come ad es. quelle di Croce Rossa), questione che merita trattazione non sintetica giacché si incrocia con tante altre questioni. Nemmeno quindi scriverò della disciplina europea concernente il porto del velo islamico, alla quale mi limito a far riferimento menzionando almeno: una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (10 novembre 2005, caso Leyla Sahin c. Turchia) favorevole alla legislazione turca (di allora) che lo impediva nell’ambito di università di Stato per motivi di salvaguardia della laicità; due sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea che per un verso (causa C-157/5,  Achbita)  ne ammette il divieto in ambito privato commerciale rispetto a una persona a contatto con la clientela, ma  per un altro verso (causa C-188/15,  Bougnaoui) sancisce l’illegittimità del motivo di porto del velo a sostegno del licenziamento sempre in ambito privato commerciale per assecondare desideri di un cliente ostile a quel comportamento. Sul pugnale simbolo religioso Sikh v. A. Gusmai, Giustificato motivo e (in)giustificate motivazioni sul porto del kirpan, in  dirittifondamentali.it, Newsletter 14/2017.

[12] Il Consiglio europeo, istituzione di vertice dell’Unione, ha approvato nel 1985 la proposta del Parlamento europeo di adottare la stessa bandiera del Consiglio d’Europa.

[13] Si veda D. Rinoldi, L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione inEuropa, in U. Draetta, M Fumagalli,cit.,p. 386 s.

[14] Si veda G. Pestelli, Il genio di Beethoven, Roma, 2016, p. 177 ss.

[15] Si veda l’inizio di questo paragrafo.

[16] «Sciorinarono dal campanile un fazzoletto a tre colori, suonarono le campane a stormo, e cominciarono a gridare in piazza: - Viva la libertà!» : così l’inizio della novella Libertà, del 1883, sull’epica garibaldina in Sicilia, non avulsa da episodi tragici.

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Crescita 2018 a 0,9% del PIL, meno 0,3 rispetto alle previsioni del governo (l'Eurozona si attesterà invece all' 1,5).
3° trimestre 2018 in decrescita e disoccupazione in crescita.
Impossibile dunque l'1,5% per il 2019 e quindi i rapporti debito/PIL e pressione fiscale su PIL del governo sono irraggiungibili così come la riduzione graduale della disoccupazione prevista da subito.

Le previsioni giallo-verdi sul rapporto deficit/PIL strutturale dell'Italia (al netto cioè delle misure una tantum e degli effetti del ciclo economico), l'1,7 per il 2020, si allontanano inesorabilmente.

+DEBITO e +TASSE dunque per il 2019 non solo in valori assoluti ma anche in rapporto a quanto il Paese produce, e +DISOCCUPAZIONE.

Aumenta la difficoltà di evitare la procedura di infrazione per eccesso di debito della UE.

C'è ancora tempo, poco, per fare passi indietro sulla controriforma irresponsabile "Quota 100", che allarga il solco con le generazioni future e affonda i conti in modo crescente, per alleggerire e modificare il reddito di cittadinanza rinviandolo ad avvenute riforme dei centri per l'impiego e riduzione del costo del lavoro.

C'è ancora tempo, poco, per ridurre i sussidi inquinanti al trasporto pesante e spingere sull'energia pulita e sulla salute, legalizzare il commercio delle non-droghe leggere incassando 3/5 miliardi, investire di più in formazione, tecnologia, sviluppo e quindi produttività e nuovi posti di lavoro, rimodulare e congelare la spesa corrente, ridurre lo spread e scongiurare una forte stretta sul credito per imprese e famiglie.

C'è ancora tempo, poco, per legalizzare i canali d'ingresso e ricerca lavoro per i migranti a beneficio di un Paese che non fa figli e che ha un'età media sempre più alta a danno della produttività.

C'è ancora tempo, poco, per aiutare la UE e gli investitori internazionali a fidarsi della potenzialità, che ci sono, e del senso di responsabilità di questo Paese.

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La manovra del governo e l'Europa

La prima preoccupazione rispetto a questa manovra, per il Paese, per la UE, per i mercati, è che in un contesto economico internazionale in peggioramento questo governo prevede dei provvedimenti strutturali (non una tantum come nel caso di Francia e Portogallo) re-distributivi, in primis l'intervento sulle pensioni, che peseranno con costi crescenti sui prossimi anni.
Thomas Manfredi, data analyst dell'OCSE stima così il costo della riforma pensionistica "quota 100": 2019 – 8/9 miliardi, 2020 – 12/13 miliardi, 2021 – 16/17 miliardi, 2022 – 21/22 miliardi (1,1/1,2 del PIL).

"Quota 100" è un unicum in Europa, saremo l’unico Paese che riduce l’età pensionabile, pur spendendo già più degli altri in pensioni (siamo secondi solo alla Grecia) e avendo una età pensionabile effettiva sotto media (62,5 anni). Gli italiani lavorano meno anni nel corso della vita, dal 2006 al 2016, 31,2, media UE 35,4. I provvedimenti re-distributivi previsti (anche il reddito di cittadinanza) avranno un modesto impatto sulla crescita e pregiudicheranno la possibilità di accrescere gli investimenti pubblici nei prossimi anni per avvicinare la nostra produttività (l’unica in Europa che non cresce per ora lavorata) a quella degli altri Paesi e ridurre il costo del lavoro, urgenze per rendere il Paese competitivo e produrre nuovi posti di lavoro.

Questa controriforma è quella che più preoccupa la UE e che, insieme al perenne conflitto mediatico con la UE stessa, di cui si nutrono i nazionalisti, comporta:

(1) la sfiducia dei mercati, sfiducia che a sua volta si è già trasformata in costi per interessi a loro volta in crescita negli anni (1,5 miliardi nel 2018 e, confermando gli attuali livelli di spread, almeno 5 nel 2019 e 9 nel 2020) a danno dei patrimoni bancari e quindi, differita nel tempo, di una stretta nel credito a imprese e famiglie

(2) l'allontanamento dal pareggio strutturale di bilancio (differenze entrate/uscite al netto delle misure una tantum) previsto dal governo precedente per il 2021 e che avrebbe dovuto raggiungere lo 0,8% sul PIL già nel 2018

Proprio questo secondo punto insieme a una mancata, per la Commissione europea, futura riduzione del rapporto debito/PIL è alla base di una procedura d’infrazione per eccesso di debito che prevede, va ricordato, uno stretto e lungo monitoraggio dal quale non sarà facile uscire, non basterà ridurre il deficit per uno o due anni per evitare sanzioni importanti.

I mercati, a differenza degli anni scorsi, stanno punendo l’Italia in misura largamente maggiore rispetto ai cosiddetti Paesi periferici che tradizionalmente hanno avuto andamenti simili al nostro rispetto allo spread. Oggi per i mercati il problema è l'Italia, non i "PIGS" (dal 15 maggio lo spread italiano è salito di 176 punti, quello spagnolo di 62, quello portoghese di 42)

La responsabilità dell'eventuale procedura di infrazione è dunque di questo governo che ritenendo evidentemente di poter non tener conto della situazione economica del Paese che ha trovato e della congiuntura internazionale, ha interrotto la tendenza verso il pareggio di bilancio con misure a debito giudicate non espansive dalla UE e dai mercati e ha stimato una crescita del PIL e una riduzione del rapporto debito/PIL alle quali la Commissione non crede. 
Dall'Europa ci ricordano anche che prevediamo di tassare le banche ad ulteriore scapito del credito (è previsto un aumento dell'imposizione fiscale anche per PMI - 2,6 miliardi - e assicurazioni)

La Commissione aveva permesso a Padoan uno slittamento in avanti del pareggio di bilancio sia perché in un contesto internazionale favorevole i vari indicatori macroeconomici del Paese erano positivi (occupazione, pressione fiscale etc), sia perché le riforme in corso di attuazione (vedi "Fornero") furono giudicate coerenti con gli impegni di bilancio.

Va detto anche che negli ultimi anni, dal 2014, l’Italia è cresciuta metà del Portogallo e un terzo della Spagna (crescita cumulata, 4,5 vs 8,8 e 13,6), questo dimostra che i governi precedenti, pur in un contesto internazionale favorevole, con ridotti investimenti pubblici (tra il 2013 e il 2018 gli investimenti in Spagna e Portogallo sono cresciuti quasi il triplo che in Italia) non hanno prodotto crescita e si sono limitati a un abile confronto con la UE ottenendo rinvii e deroghe al rispetto degli impegni di bilancio seppur assicurando, e non è poco, un percorso di modesta riduzione del saldo strutturale (avvicinarsi a spendere quanto si incassa, al netto delle misure una tantum), percorso bruscamente interrotto da questo governo.

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Superare la clausola statutaria che vieta a RI di presentarsi alle elezioni: ok ma non in questo congresso. Condivido le riflessioni di Roberto, che richiamano quelle di Lorenzo, sull’intervenuto venir meno di ogni ragione politica del divieto di presentazione alle competizioni elettorali del simbolo di RI. Nessuna delle ragioni che avevano ispirato la clausola sopravvive, nessun’altra ragione per confermarla è subentrata. Anzi l’affermazione di maggioranze parlamentari che non condividono i valori democratici, che abusano delle istituzioni rappresentative, che sottraggono funzioni al Parlamento, rende più necessaria la rappresentanza parlamentare, quand’anche minoritaria, di forze politiche che quotidianamente resistano all’onda d’urto nelle istituzioni repubblicane. La suggestiva proposta di Marco Cappato di tornare all’originario e visionario disegno transnazionale di Pannella mi sembra che non tenga conto del sostanziale fallimento di quel progetto, che ha conseguito il rag
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Le acrobazie del Signor Tria

In questi due primi mesi di governo giallo-verde, la competizione tra le due componenti politiche uscite vincitrici dalle ultime elezioni, sta alimentando un clima di continua campagna elettorale, rendendo difficile la formulazione di previsioni realistiche sulla tempistica di esecuzione del  contratto di governo. Quello che sta emergendo e' una incoerenza e un velleitarismo di base insito nello stesso contratto di governo, insieme ad uno strabismo programmatico preoccupante, figlio di programmi elettorali divergenti e troppo semplicistici.
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Un modo sicuro per indurre le persone a credere a quello che gli viene detto è la frequente ripetizione. La ripetizione di un’espressione in una frase basta a renderla familiare e quindi apparentemente vera perché la familiarità non si distingue facilmente dalla verità. Prendiamo ad esempio il primo provvedimento legislativo, nel caso specifico un decreto legge, introdotto dal Governo Giallo Verde per la “straordinaria necessità ed urgenza di introdurre misure per la tutela della dignità dei lavoratori, delle imprese e dei professionisti”. Siamo certi che la tutela della dignità dei lavoratori possa essere restituita da una disposizione che modificando i termini dei contratti di lavoro a tempo determinato possa effettivamente ridurre il fenomeno del precariato ? E i giovani che migrano dall’Italia per andare in Germania, Inghilterra e Olanda ritorneranno nel bel Paese per riappropriarsi della dignità perduta a causa di ordinamenti che non prevedono l’art.18 ? In realtà, in un ordinamen
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Trump reputa assurdo che la Gran Bretagna sia costretta a pagare un prezzo per l'uscita dall'Europa e allo stesso tempo definisce l'Europa come nemica degli Stati Uniti. Trump afferma di essersi convinto che Putin non abbia inciso sulle sue elezioni e liquida quanto emerso al riguardo come frutto di manovre poste in essere da quella "disonesta" della Clinton e dal suo staff (mi domando come avrebbe potuto affermare il contrario visto che qualora fosse vero ne avrebbe solo beneficiato). I populisti dell'Europa con il cappello in mano da Trump e da Putin che hanno tutto l'interesse a distruggere l'Europa che in caso contrario diverrebbe un impiccio ad una egemonia politica ed economica (l'Europa Unita sarebbe la prima manifattura al mondo).
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Dal presente al futuro: spunti per dove dirigerci

L'occidente, dopo aver seppellito almeno 40 milioni di morti nelle due guerre mondiali, si e' dotato con l'Unione Europea e con il Patto Atlantico, di un'organizzazione visionaria, pionieristica e formidabile per assicurare pace, progresso e benessere ai propri cittadini. Atlantismo ed Europeismo hanno operato sul piano economico, dando vita a un mercato interno divenuto in pochi decenni una super potenza mondiale (fondato sulla tutela del diritto di proprietà, sulla libertà di iniziativa economica, sullo stimolo della concorrenza, la libera libera circolazione delle persone, delle merci e dei servizi) mentre i paesi del blocco comunista, oppressi da dittature sanguinarie, arrancavano per superare l'economia del baratto. Ma la nozione di "occidente" ha unito i cittadini anche sulla base di valori immateriali:
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Dichiarazione Schuman - 9 maggio 1950

 
La dichiarazione Schuman, rilasciata dall'allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman il 9 maggio 1950, proponeva la creazione di una Comunità europea del carbone e dell'acciaio, i cui membri avrebbero messo in comune le produzioni di carbone e acciaio.

La CECA (paesi fondatori: Francia, Germania occidentale, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo) è stata la prima di una serie di istituzioni europee sovranazionali che avrebbero condotto a quella che si chiama oggi "Unione europea".

Contesto storico

Nel 1950, le nazioni europee cercavano ancora di risollevarsi dalle conseguenze devastanti della Seconda guerra mondiale, conclusasi cinque anni prima.

Determinati ad impedire il ripetersi di un simile terribile conflitto, i governi europei giunsero alla conclusione che la fusione delle produzioni di carbone e acciaio avrebbe fatto sì che una guerra tra Francia e Germania, storicamente rivali, diventasse – per citare Robert Schuman – "non solo impensabile, ma materialmente impossibile".

Si pensava, giustamente, che mettere in comune gli interessi economici avrebbe contribuito ad innalzare i livelli di vita e sarebbe stato il primo passo verso un'Europa più unita. L'adesione alla CECA era aperta ad altri paesi.

Principali citazioni

  • "La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano."
  • "L'Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto."
  • "La fusione delle produzioni di carbone e di acciaio... cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime."

Testo integrale

La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano.

Il contributo che un'Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. La Francia, facendosi da oltre vent'anni antesignana di un'Europa unita, ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L'Europa non è stata fatta : abbiamo avuto la guerra.

L'Europa non potrà farsi un una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L'unione delle nazioni esige l'eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l'azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania.

A tal fine, il governo francese propone di concentrare immediatamente l'azione su un punto limitato ma decisivo.

Il governo francese propone di mettere l'insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un'organizzazione alla quale possono aderire gli altri paesi europei.

La fusione della produzioni di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime.

La solidarietà di produzione in tal modo realizzata farà si che una qualsiasi guerra tra la Francia e la Germania diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile. La creazione di questa potente unità di produzione, aperta a tutti i paesi che vorranno aderirvi e intesa a fornire a tutti i paesi in essa riuniti gli elementi di base della produzione industriale a condizioni uguali, getterà le fondamenta reali della loro unificazione economica.

Questa produzione sarà offerta al mondo intero senza distinzione né esclusione per contribuire al rialzo del livello di vita e al progresso delle opere di pace. Se potrà contare su un rafforzamento dei mezzi, l'Europa sarà in grado di proseguire nella realizzazione di uno dei suoi compiti essenziali: lo sviluppo del continente africano. Sarà così effettuata, rapidamente e con mezzi semplici, la fusione di interessi necessari all'instaurazione di una comunità economica e si introdurrà il fermento di una comunità più profonda tra paesi lungamente contrapposti da sanguinose scissioni.

Questa proposta, mettendo in comune le produzioni di base e istituendo una nuova Alta Autorità, le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, costituirà il primo nucleo concreto di una Federazione europea indispensabile al mantenimento della pace.Per giungere alla realizzazione degli obiettivi cosi' definiti, il governo francese è pronto ad iniziare dei negoziati sulle basi seguenti.

Il compito affidato alla comune Alta Autorità sarà di assicurare entro i termini più brevi: l'ammodernamento della produzione e il miglioramento della sua qualità: la fornitura, a condizioni uguali, del carbone e dell'acciaio sul mercato francese e sul mercato tedesco nonché su quelli dei paese aderenti: lo sviluppo dell'esportazione comune verso gli altri paesi; l'uguagliamento verso l'alto delle condizioni di vita della manodopera di queste industrie.

Per conseguire tali obiettivi, partendo dalle condizioni molto dissimili in cui attualmente si trovano le produzioni dei paesi aderenti, occorrerà mettere in vigore, a titolo transitorio, alcune disposizioni che comportano l'applicazione di un piano di produzione e di investimento, l'istituzione di meccanismi di perequazione dei prezzi e la creazione di un fondo di riconversione che faciliti la razionalizzazione della produzione. La circolazione del carbone e dell'acciaio tra i paesi aderenti sarà immediatamente esentata da qualsiasi dazio doganale e non potrà essere colpita da tariffe di trasporto differenziali. Ne risulteranno gradualmente le condizioni che assicureranno automaticamente la ripartizione più razionale della produzione al più alto livello di produttività.

Contrariamente ad un cartello internazionale, che tende alla ripartizione e allo sfruttamento dei mercati nazionali mediante pratiche restrittive e il mantenimento di profitti elevati, l'organizzazione progettata assicurerà la fusione dei mercati e l'espansione della produzione.

I principi e gli impegni essenziali sopra definiti saranno oggetto di un trattato firmato tra gli stati e sottoposto alla ratifica dei parlamenti. I negoziati indispensabili per precisare le misure d'applicazione si svolgeranno con l'assistenza di un arbitro designato di comune accordo : costui sarà incaricato di verificare che gli accordi siano conformi ai principi e, in caso di contrasto irriducibile, fisserà la soluzione che sarà adottata.

L'Alta Autorità comune, incaricata del funzionamento dell'intero regime, sarà composta di personalità indipendenti designate su base paritaria dai governi; un presidente sarà scelto di comune accordo dai governi; le sue decisioni saranno esecutive in Francia, Germania e negli altri paesi aderenti. Disposizioni appropriate assicureranno i necessari mezzi di ricorso contro le decisioni dell'Alta Autorità.

Un rappresentante delle Nazioni Unite presso detta autorità sarà incaricato di preparare due volte l'anno una relazione pubblica per l'ONU, nelle quale renderà conto del funzionamento del nuovo organismo, in particolare per quanto riguarda la salvaguardia dei suoi fini pacifici.

L'istituzione dell'Alta Autorità non pregiudica in nulla il regime di proprietà delle imprese. Nell'esercizio del suo compito, l'Alta Autorità comune terrà conto dei poteri conferiti all'autorità internazionale della Ruhr e degli obblighi di qualsiasi natura imposti alla Germania, finché tali obblighi sussisteranno.

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